Tradizione o innovazione?

logo rubricaIl curriculum tradizionale è sempre uno strumento valido per la ricerca di lavoro? Offriamo quotidianamente consulenza alle persone che accogliamo nel Progetto Mosaico, e ci  interroghiamo, com’è doveroso, sugli spunti e suggerimenti che proponiamo. Qui di seguito riportiamo alcuni brani tratti dall’articolo della giornalista Alice Facchini, per Internazionale, “Cosa significa avere vent’anni e cercare lavoro in Italia”.

 
- Le grandi aziende stanno cambiando il modo in cui ricercano il personale. “I videocurriculum sono sempre più usati e per un selezionatore un video di autopresentazione caricato su LinkedIn può fare la differenza”, spiega G. Morandin, direttore del master in Human resourcess and organization della Bologna business school. Anche lo smartphone sta diventando parte integrante del processo di selezione del personale, attraverso giochi digitali che valutano la capacità di concentrarsi sotto pressione e la reattività: “Importanti multinazionali nei settori delle telecomunicazioni e dell’alimentazione stanno puntando moltissimo sulla cosiddetta gamification”, racconta Morandin. “Il curriculum tradizionale è sempre meno usato, ecco perché consiglierei ai giovani di non focalizzarsi solo sulla forma e di impegnarsi di più sulla sostanza: meglio fare esperienze che li differenzino e che li facciano emergere dalla massa. Il mantra è stand out from the crowd, distinguiti”. Dalla Ferrero invece dicono che “il curriculum ha ancora un’importanza fondamentale nel percorso di selezione: è il primo biglietto da visita con cui ci si presenta all’azienda, anche se i nostri selezionatori usano molto anche LinkedIn. Ogni anno riceviamo decine di migliaia di curricula: nella selezione dei giovani diamo particolare rilievo al voto di laurea e a eventuali esperienze professionali, anche se di breve durata”.

 

Emerge inoltre un dato molto importante: il canale del lavoro più efficace resta la rete personale: attraverso parenti, amici, conoscenti ben il 38% trova lavoro, mentre, per riportare i due estremi, solo il 4,3% lo trova tramite annunci su giornali e internet.

 

Trarre delle conclusioni è difficile: probabilmente il mondo sta cambiando, e gli strumenti a disposizione per la ricerca di lavoro sono diversi e sempre piú tecnologici…ma non ci sentiamo di accantonare uno strumento ancora valido, tutt’al piú, gliene si potrebbero affiancare altri…

 

Alice Facchini, per Internazionale, “Cosa significa avere vent’anni e cercare lavoro in Italia”, 20/11/2017